Skip links

La Venezia che rallenta: lo sguardo di Caterina tra pittura e riflessi sospesi.

La Venezia che rallenta: lo sguardo di Caterina tra pittura
e riflessi sospesi.

In questo terzo appuntamento di Studio Visit Venice parliamo di cosa significa tornare a dare rilevanza ai gesti quotidiani e ad una riservatezza quasi sacra. Camminare, organizzare ogni spostamento, calcolare il tempo. Un tempo che non è più quello a cui siamo abituati, ma anzi che ci restituisce un modo di stare “lento e presente”. Caterina Casellato (Treviso, 1995) dove la sua ricerca artistica ripercorre trame di una narrazione di eventi senza epilogo, ricostruendo su vari livelli di lettura le immagini, lineari o intraducibili e commosse, di esperienze della nostra realtà.

Una riflessione sulla nostra identità, intesa come approfondimento dei frammenti tangibili dell’esistenza, che conduce all'esigenza di riconoscere delle tracce e dei significati interiori.

Oggetti ordinari diventano fonte di mistero e di meraviglia, la superficie pittorica rende arduo intravedere la verità che i frammenti vogliono svelare ma ogni tassello che si rivela diventa un richiamo e una connessione tra esperienze vissute con aspirazioni e sogni.

Martina: Quando e come è nato il tuo rapporto con Venezia? 

Caterina: Sicuramente è iniziato da piccola, da molto piccola. Io sono di Treviso e venivo con la mia famiglia qui a Venezia durante il Carnevale e ad ogni festività. Il rapporto poi si è consolidato ormai dieci anni fa, quando studiavo in Accademia. Prima ero pendolare e quindi vivevo Venezia per lo più per le strade quelle di passaggio e poi ho cominciato ad abitarla vivendoci. Dal 2022 sono in questo studio (zolforosso, Ramo secondo, Salizada Carminati). Non me ne sono più andata, questo ha comportato lo sviluppo di un rapporto più solido. 

Martina: La fragilità di Venezia, che come uno spazio liminale, tra l’acqua e la terra, restituisce nostalgia, incanto, lentezza, che cosa ti colpisce di essa? 

Caterina: Questa città ti riporta ad una dimensione piccola, lenta. Questo si riconduce anche al mio modo di lavorare, perchè io ho bisogno di chiudermi, non dico in solitudine, ma mi riporta ad una dimensione riservata, che poi a volte è anche il lato negativo di questa città. Ti riporta alla lentezza, ai gesti quotidiani, come ad esempio camminare, fare i ponti, calcolare il percorso, il tempo che rallenta. Un tempo che non è affine a quello che viviamo oggi. Questa ibridazione tra l’acqua e la città è interessante e ciò si riflette anche nei miei lavori. Dipingo spazi interni, ma che sembrano esterni, questa accoppiata, che anche a Venezia si sente molto. 

Martina: Puoi affermare che questa città, che possiede delle caratteristiche ben delineate, rappresenta per te un luogo di ispirazione, dal quale riesci a trarre energia creativa? 

Caterina: Si, perchè come detto prima, ti porta alla riflessione. È uno spazio che permette di creare delle relazioni e delle collaborazioni, soprattutto tra noi artisti. Negli ultimi anni si sono creati tanti spazi indipendenti e collettivi, che comunicano tra loro. È una grande energia vitale, è una forza che ti spinge a creare, perchè senti e sei consapevole che c’è una rete sotto.

Questo è un aspetto molto positivo, perchè alla fine succedono sempre tante cose, anche se sembra di stare in un piccolo paese. La forza più grande è la rete che c’è qui.  

Martina: Come ti trovi qui, in questo artist-run studio “zolforosso”? Pensi che sia molto rilevante la contaminazione tra di voi in termini artistici e non?

Caterina: Io sono a zolforosso ormai da tre anni, è un luogo accogliente, stimolante e di continuo confronto, con gli artisti che passano di qua. È uno spazio molto dinamico, fai conto che da quando sono arrivata io, sono cambiati tutti gli artisti che ci sono all’interno. Ognuno ha la propria postazione, ma c’è il continuo dialogo tra tutti, artistico e non. Si stabiliscono nuove amicizie, o si consolidano alcune già presenti. È sia un piccolo rifugio, sia un’occasione per me che mi piace lavorare in solitudine, di apertura. È un’apertura verso l’esterno che se lavorassi da sola, faticherei a raggiungere anche nel quotidiano, invece qui grazie agli open studio e agli eventi si sta creando un bel collegamento con l’esterno, altrimenti si rischia di diventare autoreferenziali. É un pericolo, anche quello.

Martina: Quali sono i luoghi, i gesti o le atmosfere veneziane che senti più vicine al tuo processo creativo?

Caterina: Come luoghi, quando torno a casa, il Canale della Giudecca. Il vaporetto quando si gira da Zattere e vedi solo il mare davanti. Ho visto negli anni, come i riflessi dell’acqua si riflettono poi anche nei miei lavori. Le luci e le atmosfere con questa nebbia, che crea quasi una patina davanti alle cose, diventano immagini interessanti, perchè vedi solo delle forme che si sovrappongono e basta. Per quanto riguarda il gesto, ti direi il cammino, spostare cose, portare avanti e indietro, la fatica, che si ricongiunge poi anche alla pratica della pittura, in cui nasce la necessità di fermarsi per osservare e riflettere.

Martina: Venezia vive e resiste sull’acqua, così stabile e instabile al tempo stesso. Qual è per te la difficoltà principale che riscontri in questa città, sul pratico quindi immagino la logistica e i trasporti, mentre su un piano concettuale e di idee in cosa ti limita e in cosa ti spinge invece (come motore)? 

Caterina: Sul pratico la logistica, spostare materiali e lavori è sempre impegnativo, però ci si organizza in gruppo e si trova la soluzione giusta. Concettualmente direi che può portarti a chiuderti dall’esterno, è un pò una città che ti blocca, rende difficile il movimento. Io vado spesso fuori dalla città e sento meno questa cosa, pertanto mi spinge a rimanere. 

Martina: Perché restare a Venezia, o perché andarsene?

Caterina: Rimanere perchè ti porta una dimensione che trovi in poche città ormai. È una città che ti fa rallentare, che ti fa pensare, ti fa riflettere sul tuo presente, e questo porta ad una maggiore consapevolezza, anche nel vivere. Anche per fare un’azione quotidiana, devi prendere in considerazione l’idea che devi spostarti, prendere il vaporetto o camminare. Si crea una bella rete di persone, che lavorano o studiano qui, anche nel vicinato trovi un energia di vicinanza. Se usi la logica spesso Venezia non conviene tanto, ma è più il lato emotivo a prevalere e a farti rimanere qui.

“Negli ultimi anni si sono creati tanti spazi indipendenti e collettivi, che comunicano tra loro. È una grande energia vitale.” - Caterina Casellato

Intervista a cura di Martina Giagnolini 

Explore
Drag